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Cultura della RDC

Cultura della RDC - Issiya Longo
"Per qualcuno l’Africa è un continente rimasto indietro, una società pre-moderna incapace di prendere il passo del resto del mondo. Secondo noi chi vede l'Africa solo da questo punto di vista si perde il meglio, e implicitamente nega alle società africane la possibilità di un riscatto.
Ma per comprendere e apprezzare l’Africa di oggi non basta solamente invocarne la sfortuna o i diritti, e neanche accontentarsi del mito di un mondo scomparso, di una tradizione eco-sostenibile e a misura d’uomo. La cultura dell’Africa va scoperta e conosciuta, ma affinché ciò avvenga deve essere messa a disposizione".
T. Africa



L'Arte congolese - Un'arte antica ricca di vita

Dal punto di vista artistico, il viaggiatore in visita in Congo noterà con rammarico l’assenza di musei degni di questo paese.
In attesa della realizzazione del progetto di un Palazzo della Cultura a Kinshasa, gli amanti dell’arte potranno visitare il magazzino di stoccaggio dell’Istituto dei Musei Nazionali del Congo (IMNC).

Più di 30 000 oggetti sono stati suddivisi, schedati e classificati da Frère Cornet, indubbiamente il maggior esperto dell’arte congolese. Uscito da questo «magazzino», il visitatore si convincerà indubbiamente che il bacino del fiume Congo è una delle regioni africane in cui l’arte antica si è meglio sviluppata.

La cosiddetta «arte negra» è un tipo di arte funzionale. Intermediari obbligati tra gli esseri umani e le divinità soprannaturali, tra la comunità e lo spirito degli avi, maschere, statue e feticci sono prima di tutto dei simboli carichi di significati magico-religiosi.

Mischiata a molti tipi di cerimonie rituali, la loro manualità può provocare il bene o il male. Questi oggetti non vengono mai considerati come opere d’arte nel senso stretto del termine, ma come terribili elementi con una potenza straordinaria. È per questo motivo che al di fuori delle cerimonie, essi vengono tenuti lontano da sguardi indiscreti, o in un ambiente familiare, costruito a tale scopo, o in un punto del villaggio o della foresta conosciuto e venerato da tutti.

 

Tuttavia, ogni regione del Congo è caratterizzata da tratti, forme e tecniche specifici. Alcune opere hanno raggiunto un grado di perfezione riconosciuto ed ammirato dai conservatori dei musei più prestigiosi del mondo.
E’ il caso dell’arte Kongo, nata nel Bas-Congo, che ha inventato il Ntadi, monumento funerario in pietra, molto raro in Africa, dove generalmente si lavora solo il legno. Pare che gli artisti dell’arte Kongo abbiano cercato il modo per rendere indistruttibili le loro opere, e hanno anche lasciato una serie molto ricca di statuette in legno tempestate di chiodi e di personaggi d’avorio destinati ad ornare i bastoni del capo.

L’arte Yaka del Bandundu è famosa per le sue maschere di circoncisione e di danze popolari, le Mbuya, molto espressive, che costituiscono un insieme formato da costumi, danze e canti. Sono anche esperti nella produzione di ciondoli in avorio e fibre e in quella dei «cannes de palabre», bastoni ornati con una testa, un busto o con una statuetta completa dell’antenato.
L’arte Kuba, una delle più conosciute e brillanti del Congo, potrebbe essere paragonata per la perfezione dello stile all’arte del Benin, in Nigeria. È un’arte di corte che valorizza l’estetica ed è orientata innanzitutto alla glorificazione dei grandi del reame e dei piaceri della vita. Il tedesco Frobenius ricorda di aver visto nel 1906 nella regione dell’ Haut-Kasaï-Sankuru «dei villaggi le cui strade centrali erano delimitate su ogni lato da file di quattro palme e in cui ogni capanna rappresentava un’opera d’arte meravigliosa per le sue intrecciature e i suoi utensili in legno. Non un uomo senza le armi per la parata, armi in ferro o in rame, con l’impugnatura ricoperta di pelle di serpente e con la lama cesellata. Ovunque, veli e stoffe di seta. Ogni bicchiere, ogni pipa, ogni cucchiaio è un’opera d’arte ». Le maschere Kuba sono caratterizzate da tratti forti, decorati con pitture. Una delle loro costanti è la fronte arrotondata e l’allargamento della testa a livello delle tempie.

L’arte Tshokwe è famosa non solo per l’espressione delle sue maschere, ma anche per le belle decorazioni dei troni reali. Lo schienale di questi particolari mobili è spesso sostituito da figure umane, mentre la base si ispira curiosamente alle sedie portoghesi.

L’arte Luba si caratterizza in primo luogo per la ricchezza della sua produzione come i Kuba e i Tshokwe, i Luba costituiscono un popolo profondamente artista, alla ricerca della perfezione stilistica. In seno alla società, gli artisti occupano un posto importante.

Presso i Songye, dove la magia è particolarmente diffusa, l’arte rimane strettamente legata ai feticci. Questi ultimi a volte sono ornati con tutti gli attributi che ne possono accrescere la potenza, ovvero corna, piume, pelle, riempiti di sostanze magiche.

Nelle regioni settentrionali del paese, è diffusa l’arte Mangbetu, caratterizzata da un senso acuto della decorazione che non si esprime, come presso i Kuba o i Tshokwe, con le fioriture variegate a base di sfondi lineari, ma con molteplici tipi di rappresentazione del viso e del corpo umano.

Schweinfurth, uno degli studiosi più autorevoli in materia, descrive « I disegni, molto regolari, sembrano poter variare all’infinito, sono stelle, croci di Malta, api, fiori, linee, zigzag, nastri, nodi, ecc. L’una è striata come una zebra, l’altra è chiazzata come un leopardo. Ai disegni effimeri si uniscono quelli dei tatuaggi, che servono come segno distintivo individuale, e che sono formati da linee o da striscie tracciate orizzontalmente sul petto e sulla schiena.». I Mangbetu sono soprattutto rinomati per la loro abilità nell’arte della costruzione, come anche per l’arredamento delle loro abitazioni. Nello stesso modo, le statuette in legno e le ceramiche Zandé, le statue Ngbaka rappresentanti molti tipi di personaggi, possono raggiungere talvolta un alto livello di perfezione.

I collezionisti sono sempre stati colpiti dalla diversità degli oggetti religiosi tradizionali congolesi, caratterizzati da una reale finezza nelle civiltà della savana del nord e da uno straordinario realismo di atteggiamenti e di sentimenti nelle sculture Bantou.

Promessa dell’arte moderna

Nutrita da un passato molto ricco, l’arte moderna non poteva che essere fiorente. La scuola di Kinshasa è il risultato del centro Saint-Luc di Gombe-Matadi creato nel Basso-Congo nel 1943 dal Padre Marc Wallenda. Diventata l’Accademia delle Belle Arti di Kinshasa in seguito al suo trasferimento nella capitale nel 1949, questa scuola fa parte degli Istituti Tecnici Superiori del paese.
Oggi, la scuola di Kinshasa è prima di tutto dominata dai pittori d’avanguardia che intendono « rompere con le tradizioni accademiche superate».

Si citano, tra gli altri, i ceramisti Mokengo Kwekwe e Makwaya; i pittori Lema Kusa, Sadi Mutamba, Ndamvu Tshiku, Mavinga Mu Nkondo Ngawaka, Mukalenge wa Mukalenge, Zowa, Kamba Iweza, Tshiboko Mputu, Tabala, Kapolongo, Moke, Chéri Samba; gli scultori Liyolo Limbe Mpuanga, Wuma, Mbambila, Tamba Ndembe, Ngimawu, Kamanda Ntumba, Lufua; i virtuosi del rame Chenge Baruti, Pemba, Ishibanda Bongo, Safi, Kenga Mukoka, Sea Mbongo etc.

Dalla scuola di Lubumbashi fondata dal pittore Romain Desfosses nel 1947, sono emersi dei pittori di talento, come Pili-Pili e Mwenze Kibwanga. Tra le due, la scuola Moonens, diventata oggigiorno l’Accademia delle Belle Arti di Lubumbashi, spicca per i suoi vivaci espressionismi e per le sue tinte naturali. I pittori Mwembia e Mwenze Mungolo sono tra i migliori. Oltre le scuole si esprimono singoli individui come Eulu Amiso, il pittore Banza, e molti altri ancora.

Le opere di questa pleiade di artisti decorano gli edifici pubblici di Kinshasa e dintorni, siano esse di metallo, bronzo o rame, in legno o ceramica, o pitture su tela.
A tale proposito, il monte N’Galiéma costituisce un alto luogo d’arte. I visitatori del centro di OUA, l’immobile moderno che ospita gli uffici presidenziali, rimarranno impressionati dalla vivacità di un’arte talentuosa e prolifica.


LETTERATURA CONGOLESE

Come in altri Stati africani, in genere multietnici, nella Repubblica del Congo esiste una ricca letteratura orale. Oggi si parlano prevalentemente il lingala, il kiswahili, il kiluba e il kikongo, oltre, naturalmente, al francese, che resta ancora la lingua dell'amministrazione e in cui si è sviluppata una certa letteratura.

Una letteratura scritta però apparve solo dopo la seconda guerra mondiale. Il primo poeta del Congo di un certo rilievo è Z. E Cikaya, nato nel 1910. Nel 1955 pubblicò un volume di versi, Sangue nero, nel 1957 Il fuoco della boscaglia, nel 1960 Epitome. E anche autore di novelle e romanzi (come Gli scarafaggi). La sua lirica, influenzata dal surrealismo, è intima.

M. Sinda nel 1956 ha pubblicato una raccolta di versi ll primo canto della partenza, ricco di motivi patriottici: è cantore delle sofferenze e delle umiliazioni dell'Africa, sottomessa ai colonialisti.

La prosa del Congo è rappresentata da diversi scrittori, fra cui Z. Malonga, La leggenda di Mfumu ma Mazono (1955), storia di un personaggio romantico e volitivo che, ancora al tempo dell'occupazione francese, raccolse intorno a sé schiavi fuggiti e altra gente e costituì nel mezzo della foresta più fitta, una comunità fondata sull'amore e la simpatia.